L'intervento di Emilio Cabasino, funzionario della Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo
(AICS) ed esperto di cooperazione culturale, ha offerto una sintesi articolata delle principali tematiche emerse durante il convegno, con particolare attenzione al rapporto tra patrimonio culturale e cooperazione allo sviluppo.

Cabasino ha richiamato il valore delle relazioni storiche tra Italia e Armenia, legami di lunga durata che costituiscono ancora oggi una base significativa per progetti condivisi in ambito culturale. Il riferimento al passato si è intrecciato con una riflessione sul presente, evidenziando come gli interventi attuali si sviluppino su siti profondamente diversi tra loro, ciascuno caratterizzato da specifiche criticità e necessità in termini di conservazione, gestione e valorizzazione.
Un punto centrale ha riguardato la cooperazione culturale come strumento di sviluppo. In questo ambito, la figura dell’archeologo emerge come particolarmente significativa: una professionalità capace di adattarsi a contesti complessi, dotata di competenze organizzative e operative che risultano fondamentali nei progetti internazionali. Questa versatilità si riflette anche nelle dinamiche istituzionali, spesso caratterizzate da ambienti articolati e non sempre lineari.
Il patrimonio culturale è uno strumento polivalente, in grado di agire su più livelli: simbolico, identitario, ma anche pratico ed economico. In questo senso, è stata sottolineata l’importanza delle dimensioni relazionali, sociali, anche conviviali: momenti informali che favoriscono il dialogo e contribuiscono a superare barriere linguistiche e culturali.
Un’altra riflessione significativa ha riguardato il rapporto tra dimensione fisica e valore culturale. Anche beni di dimensioni contenute possono possedere un’importanza straordinaria, mettendo in discussione una visione contemporanea spesso orientata verso la quantità piuttosto che verso la qualità. Questo approccio invita a una rivalutazione dell’esperienza culturale, fondata sulla profondità piuttosto che sulla scala.
La centralità dei "territori di frontiera"
Particolare attenzione è stata dedicata ai cosiddetti “territori di frontiera”, contesti nei quali il patrimonio culturale assume un ruolo ancora più rilevante. In una fase storica segnata da nuove chiusure e limitazioni alla mobilità, il patrimonio si conferma come uno strumento di dialogo e connessione. La storia stessa del Mediterraneo, e dell’Italia in particolare, dimostra come le civiltà si siano sviluppate attraverso continui processi di scambio e contaminazione.
Sul piano della valorizzazione, è emersa la necessità di affrontare la sfida della comunicazione. Non tutti gli elementi del patrimonio sono immediatamente attrattivi per il grande pubblico: strutture in terra cruda o resti archeologici poco appariscenti richiedono strumenti interpretativi adeguati. In questo contesto, le nuove tecnologie – dalla ricostruzione virtuale alle esperienze immersive – rappresentano una risorsa fondamentale per restituire significato e accessibilità ai siti.
Cabasino ha ricordato anche il ruolo della Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, istituita a seguito della riforma del 2014 e operativa dal 2016. In origine, la cultura non costituiva un ambito tematico autonomo all’interno dell’agenzia. Tuttavia, nel corso degli anni, si è progressivamente affermata la consapevolezza della sua importanza strategica nei processi di sviluppo, portando a un riconoscimento più strutturato del settore.
Il “sistema” della cooperazione italiana è un modello basato una rete di collaborazioni tra università, istituzioni locali, centri di ricerca internazionali e associazioni. In questo quadro, alcuni progetti rappresentano esempi virtuosi di sinergia, dimostrando come la cooperazione possa concretamente funzionare attraverso pratiche condivise.
Fondamentale, in ogni caso, resta il ruolo delle comunità locali. La conservazione del patrimonio non può prescindere dal coinvolgimento diretto delle popolazioni che vivono nei territori interessati. Solo quando il valore culturale viene riconosciuto e interiorizzato a livello comunitario è possibile garantire una tutela duratura. In assenza di questa consapevolezza, anche gli interventi più strutturati rischiano di rivelarsi inefficaci.
Servono innovativi indicatori "culturali"
In conclusione, è stata sottolineata la necessità di rafforzare gli strumenti di valutazione del settore culturale all’interno della cooperazione allo sviluppo. A differenza di ambiti come sanità, istruzione o ambiente, i risultati degli interventi culturali risultano meno immediatamente quantificabili. Da qui l’esigenza di sviluppare indicatori capaci di evidenziare anche il valore economico e sociale del patrimonio.
La cultura non rappresenta un ambito isolato, ma una dimensione trasversale che incide su tutti i settori dello sviluppo. Comprendere il contesto culturale di una comunità significa porre le basi per interventi più efficaci, sostenibili e duraturi.
Last update
30.04.2026