TourismA 2026 Emanuela Daffra
Emanuela Daffra: “La cultura ci salverà, non la bellezza”
Sintesi dell’intervento di Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, all’incontro “ARMENIA: ARCHEOLOGIA, COOPERAZIONE E SVILUPPO”, TourismA, Firenze, 28 febbraio 2026.
Emanuela Daffra, storica dell’arte, dirigente del Ministero della Cultura e Soprintendente dell’
Opificio delle Pietre Dure, ha spiegato il perché del coinvolgimento dell’istituto fiorentino nel progetto
ArcheTourDev, che prevede anche il restauro di un mosaico a Garni in Armenia. La dottoressa Daffra ha illustrato quali sono le motivazioni culturali e scientifiche che hanno portato l’Opificio a farsi carico di questo intervento e perché proprio l’Opd è stato scelto come partner del dipartimento Sagas dell’Università di Firenze, capofila di
ArcheTourDev.
Una storia che parte da lontano
L’Opificio delle Pietre Dure, fondato nel 1588 per volontà del Granduca Ferdinando I, nacque inizialmente come manifattura di altissimo livello, dove lavoravano artigiani straordinari chiamati a realizzare opere di straordinario prestigio, grande pregio e notevole costo. Oggi molti di questi capolavori sono conservati al museo degli Uffizi.
Con il tempo l’Opd ha cambiato via via la sua funzione. In particolare, dalla fine dell’Ottocento, quando vennero meno le committenze, quelle stesse competenze furono progressivamente orientate al restauro.
Già alla fine del XIX secolo, portarono avanti interventi molto importanti come quello sulla cupola del Battistero. Ciò permise di affermare un approccio sempre più documentato e consapevole di ogni opera realizzata.
Un passaggio decisivo arrivò con l’alluvione di Firenze del 1966, quando migliaia di opere d’arte furono danneggiate da acqua, fango e gasolio. In quel contesto emerse con forza la necessità di intervenire rapidamente, ma con metodi rigorosi, fondati sulla conoscenza dei materiali e dei loro comportamenti. Da qui si consolidò un approccio scientifico al restauro, basato sulla collaborazione tra competenze diverse. Questo percorso ha portato, nel 1975, alla nascita dell’Opificio moderno, punto di riferimento internazionale per la conservazione.
Dal passato l’esperienza del presente
È proprio questa impostazione che l’Opificio ha maturato in secoli di esperienze che ha guidato l’intervento in Armenia. Inizialmente, il ruolo di Opd era previsto come solo supporto progettuale, il suo contributo si è poi trasformato in un coinvolgimento diretto sul campo.
Il sito di Garni, un piccolo complesso termale legato alle residenze dei sovrani armeni, presenta condizioni particolarmente complesse: clima estremo, area sismica e un degrado in continua evoluzione. Qui l’Opificio ha applicato il proprio metodo, evitando approcci empirici o soggettivi e puntando su analisi scientifiche e soluzioni condivise.
Un progetto di condivisione
Fondamentale, per portare avanti il progetto nel migliore dei modi, è anche il lavoro con le maestranze locali, in un dialogo tra restauratori italiani e professionisti del territorio, con l’obiettivo di trasferire competenze e costruire una capacità di tutela autonoma.
Il valore del progetto, infatti, va oltre il singolo intervento: prendersi cura di un bene così significativo vuol dire attivare un processo culturale più ampio, che rafforza la consapevolezza armena del proprio patrimonio, sostiene il turismo e contribuisce alla formazione di professionalità locali.
Quello che l’Opificio sta portando avanti, non è un servizio solo all’opera, ma anche alle comunità che vivono il sito e ai visitatori, nella convinzione che sia la cultura, prima ancora della bellezza, a rappresentare uno strumento fondamentale per il futuro di tutti.