
Durante TourismA 2026, la dottoressa Anna Patera, direttrice della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure, ha offerto uno sguardo affascinante su un progetto di restauro tanto complesso quanto ricco di significato: quello del mosaico di Garni, in Armenia. Un intervento che non è solo tecnico, ma anche culturale, perché permette di riscoprire un’opera ancora oggi capace di raccontare molto più di quanto sembri.
Il mosaico si trova all’interno di un complesso di grande valore storico, dominato da un tempio di epoca romana che rappresenta il fulcro dell’area. Accanto a questo, le terme testimoniano in modo evidente la diffusione dei modelli culturali romani anche in territori lontani come l’Armenia. Non si tratta solo di architettura: è il segno di un dialogo tra culture. Oggi il sito è riconosciuto come patrimonio UNESCO ed è considerato un simbolo dell’identità nazionale armena. Un luogo in cui storia locale e influenze esterne si fondono in modo unico.
Il 28 aprile scorso è stato avviato il progetto di restauro del mosaico delle terme risalenti al III secolo d.C. del Tempio di Garni. A guidare i lavori sono gli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, nell’ambito di un più ampio progetto finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport della Repubblica d’Armenia. Nel corso della visita alla Riserva Storico-Culturale di Garni, i restauratori italiani, accompagnati dai colleghi armeni, hanno effettuato una prima fase di studi preliminari e di prelievo di campioni per poi proseguire con l’avvio della delicata fase operativa.
I lavori di restauro, con tempi previsti di circa tre anni, comprenderanno sia il recupero del mosaico pavimentale sia una serie di importanti interventi strutturali sull’intero edificio termale. Questo mosaico è studiato dalla critica moderna perché rappresenta il punto più orientale in cui compaiono le figure di Oceano e Talassa. Un dettaglio che lo rende fondamentale per comprendere la diffusione dei modelli iconografici romani.
Le terme e il contesto del mosaico
Il mosaico si inserisce in un piccolo edificio absidato appartenente a un complesso termale. Il percorso degli ambienti segue lo schema classico romano: dal frigidarium, con acqua fredda, si passava progressivamente a vasche con temperature più elevate. La struttura, di dimensioni contenute, suggerisce un uso esclusivo: non erano terme pubbliche, ma riservate probabilmente ai membri della dinastia reale armena e alla loro corte. Una residenza estiva, dunque, dove il mosaico aveva anche una funzione rappresentativa.
Un’opera preziosa e ricca di significati
Il mosaico, con una superficie di circa 9 metri quadrati, colpisce per la sua raffinatezza. Il fondo verde simula l’acqua del mare, creando un effetto immersivo. Al centro della scena compaiono le personificazioni dell’Oceano e del Mare, affiancate da figure marine in una composizione vivace e dinamica. I pesci e gli elementi acquatici sono disposti con grande attenzione, in modo da restituire un senso di fluidità. Si tratta di un tema tipicamente romano: le scene marine erano infatti molto diffuse nei mosaici delle terme. Il mosaico è realizzato esclusivamente con tessere lapidee locali, senza l’uso di paste vitree. La gamma cromatica è studiata con attenzione per far emergere le figure e creare profondità. Le tessere, di dimensioni comprese tra circa 5 cm e pochi millimetri, sono disposte con grande regolarità. Questa precisione contribuisce all’armonia complessiva dell’opera e alla resa delle immagini.
L’enigma ancora da risolvere
Un elemento straordinario è la presenza di iscrizioni in greco, che identificano chiaramente i personaggi raffigurati. È un caso eccezionale, che rende il mosaico ancora più prezioso per gli studiosi. Una delle iscrizioni in greco antico, posta sopra le figure principali, è particolarmente enigmatica: “ "Lavorammo senza sosta, senza ricevere alcun compenso" (o "senza che ci venisse dato nulla"). Può essere interpretata come un riferimento al lavoro incessante e gratuito del mare a beneficio dell’umanità, oppure come una riflessione ironica di chi ha eseguito l’opera e non è stato pagato, anche se quest’ultima interpretazione lascia abbastanza perplessi rispetto al fatto che difficilmente, un committente così importante, avrebbe permesso di lasciare una scritta di tale significato nella propria residenza. Le iscrizioni, inoltre, sono orientate in modo da essere leggibili da più punti, probabilmente da chi frequentava le terme: un pubblico colto e istruito, capace di coglierne il significato. →aggiungerei l’interpretazione “senza avere nulla in cambio” nel senso di un omaggio offerto alla famiglia reale.
Il mosaico sta male!
Nonostante la sua importanza, il mosaico versa oggi in condizioni critiche. Presenta alterazioni, perdita di tessere e fenomeni di degrado diffusi, con alcune aree particolarmente compromesse. Proprio per questo, il lavoro dell’Opificio delle Pietre Dure si sta concentrando su un’attenta fase di studio e analisi direttamente sul posto. Questa fase conoscitiva è essenziale per progettare un intervento di restauro efficace e rispettoso dell’opera. L’obiettivo, però, non è solo conservare il mosaico, ma garantirne una gestione sostenibile nel tempo. Questo significa non limitarsi a fermare il degrado, ma anche prevenire i rischi ambientali e attivare sistemi di monitoraggio continuo. Si tratta di un approccio moderno, che considera il restauro come parte di una strategia più ampia di tutela e valorizzazione.
Valorizzazione e comunicazione: una sfida aperta
Un aspetto sottolineato da Anna Patera riguarda l’esperienza del visitatore. Spesso il mosaico rimane marginale nel percorso di visita, anche a causa di una cartellonistica carente. Il lavoro dell’Opificio punta anche a questo: trasformare il mosaico in un elemento centrale, capace di attirare attenzione e curiosità. In collaborazione con le istituzioni locali, si sta sviluppando una strategia di comunicazione e valorizzazione pensata per un pubblico contemporaneo. Perché restaurare non significa solo conservare il passato, ma anche renderlo vivo e comprensibile per chi lo osserva oggi.
Last update
03.04.2026