
Di seguito una sintesi dell’intervento di Lapo Somigli, activity manager del progetto ArcheTourDev, a TourismA 2026
Il sito archeologico di Dvin si presenta oggi come un contesto complesso e articolato, sia per la sua estensione sia per la sua storia. In età medievale, infatti, la città occupava oltre 100 ettari, configurandosi come un insediamento molto ampio e diffuso. Questa dimensione si riflette ancora nella distribuzione delle aree archeologiche, che non formano un nucleo compatto, ma risultano sparse e in parte integrate nel paesaggio attuale.
Dvin, la capitale diffusa
Le principali zone individuabili sono:
Oggi queste aree sono circondate dal villaggio agricolo e inserite in un contesto rurale particolarmente fertile. Questa condizione rende il sito affascinante, ma anche difficile da leggere, perché le evidenze archeologiche appaiono frammentarie e poco immediatamente comprensibili per chi lo visita.
Dal punto di vista storico, Dvin vanta una lunga continuità di attività produttiva. A partire dal V secolo d.C. si afferma come capitale e attraversa tutto il Medioevo, fino al XIII secolo, quando le fonti parlano di un abbandono improvviso in seguito all’invasione mongola. Tuttavia, le indagini stratigrafiche più recenti, hanno ridimensionato questa interpretazione, mostrando come l’occupazione del sito sia proseguita anche oltre, suggerendo una realtà più complessa e meno traumatica di quanto si pensasse.
Serve un intervento tempestivo
Va ricordata anche la lunga storia degli scavi archeologici. Le prime ricerche risalgono agli inizi del XX secolo e sono proseguite fino alle campagne più recenti, tra cui quelle condotte dall’Università di Firenze a partire dal 2021. Questa continuità di interventi ha però lasciato in eredità anche problemi significativi, soprattutto dal punto di vista della conservazione. Le strutture, in particolare quelle in mattoni crudi della cittadella, mostrano oggi un forte degrado. Il confronto tra la documentazione degli anni ’50 e la situazione attuale evidenzia un deterioramento evidente, che rende urgente un intervento mirato.
Gli obiettivi principali del progetto ArcheTourDev si possono riassumere in:
Un sito difficile da “far apprezzare”
Una delle difficoltà maggiori riguarda infatti la comunicazione del valore del sito. Se per l’archeologo la sua importanza è evidente, per un visitatore non esperto Dvin può risultare poco leggibile. Per questo motivo, oltre agli interventi conservativi, si prevede la realizzazione di strumenti di supporto alla visita, come pannelli informativi e percorsi guidati, capaci di restituire senso e coerenza alla topografia del sito.
Un altro aspetto centrale del progetto che il dipartimento Sagas sta portando avanti è il coinvolgimento del personale locale. Non si tratta solo di intervenire sul sito, ma anche di costruire competenze che possano garantire continuità nel tempo. In questa prospettiva si inserisce il training di restauratori e operatori locali, già sperimentato in altri contesti, con l’obiettivo di lasciare sul territorio conoscenze e capacità utili alla manutenzione futura.
La base sovietica come “attrazione turistica”
Un elemento particolarmente significativo del sito di Dvin è rappresentato dalla base della missione archeologica sovietica, sviluppatasi nel XX secolo tra la cittadella e il quartiere centrale. Queste strutture, realizzate in parte in mattoni crudi e in parte in legno, costituiscono oggi non solo una testimonianza storica, ma anche un elemento di forte attrazione per i visitatori, grazie alla loro capacità di evocare la vita quotidiana degli archeologi. Gli interni sono perfettamente conservati e arredati ancora con mobili d’epoca sovietica.
All’interno di questo complesso si conserva ancora la biblioteca della missione, che raccoglie volumi rari e fondamentali per lo studio del sito. Proprio per questo, il progetto prevede di valorizzare anche queste strutture, restaurandole e rendendole parte integrante del percorso di visita.
In particolare, il progetto ArcheTourDev intende:
L’obiettivo finale è quello di creare un sistema integrato, in cui il sito archeologico e la sua storia di ricerca si rafforzino reciprocamente, offrendo al visitatore un’esperienza più completa e consapevole delle potenzialità di Dvin e della sua ricchezza storica.
Last update
10.04.2026