MENU

ARMENIA dove il passato nutre il futuro

Dall’intervento di Michele Nucciotti, direttore progetto ArcheoTourDev, 27 febbraio 2026, TourismA, Firenze

ARMENIA dove il passato nutre il futuro

01.cover
“Noi abbiamo iniziato a lavorare in Armenia nel 2010, nell'ambito di un progetto di Cooperazione allo Sviluppo rurale europeo, dal 2014, con una missione del Ministero degli Affari Esteri. Come università stiamo lavorando su un progetto diretto dalla collega Zaroui Pogossian e ,dal 2021 lavoriamo al progetto ArcheTourDev, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), con l’Opificio delle Pietre Dure e Ismeo (l’Associazione internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente).”
Creare sviluppo attraverso l’archeologia
ArcheTourdev ha come obiettivo quello di creare sviluppo attraverso il turismo archeologico. Tutti e tre i siti armeni in cui lavoriamo si trovano in aree rurali, legati a comunità veramente piccole. Quella più numerosa è quella di Garni, con 7.000 abitanti; sono piccole comunità, un po' simili, se vogliamo, ai nostri piccoli comuni alpini.
La scommessa è quella di trasformare dei siti che hanno una lunga tradizione archeologica e un ruolo assolutamente centrale da un punto di vista scientifico, in vettori di sviluppo e in attivatori di sistemi turistici”.
02.audience

Garni, il sito più noto

“Garni è sicuramente il “più forte” da un punto di vista progettuale, perché è un sito Unesco che già ha circa 2 milioni di visitatori all'anno. 
Si tratta di un complesso di lunghissima tradizione insediativa, in cui possiamo riconoscere vari elementi. Prima di tutto il tempio periptero del I sec. d.C., in ottime condizioni, con la cella completamente circondata da colonne con capitelli ionici. È l'unico in Armenia e fa parte del complesso di palazzi reali di sovrani, frutto di un bellissimo restauro, un’anastilosi degli Anni ’60, inizio Anni ’70, realizzato dai restauratori armeni e sovietici dopo che nel Seicento, in seguito a un terremoto, fu quasi completamente distrutto.
A Garni ci sono anche i resti di un'aula palatina, una bellissima traccia circolare di una chiesa del VII secolo e il complesso termale del III secolo, che è un po' il focus delle nostre attività. Assieme al tempio, ciò che caratterizza questo sito è un mosaico del III secolo.”

Il mosaico pavimentale
Di tema mitologico marino, con al centro Teti e Nettuno, è l'unico mosaico in situ attualmente presente nella Repubblica di Armenia. Oltre al valore straordinario che ha come tipo di manufatto, è molto importante per la cultura e la società armene, in quanto unico ancora presente dove è stato realizzato in antico.
È stato restaurato in più occasioni e adesso stiamo intervenendo con l'Opificio delle Pietre Dure. Oltre ai soliti meccanismi di degrado (risalita di acqua, perdita di consistenza delle malte), si aggiunge il problema che questo mosaico si trova in un’area ad alta intensità sismica. Siamo su una faglia che si muove a volte di mezzo centimetro l'anno, a volte un paio di millimetri, quindi il nostro lavoro è condizionato dai soliti fenomeni di degrado, ma anche da qualcosa di specificamente legato al sito.
Ogni volta che lavoriamo a Garni con la squadra dell'opificio, diretta dalla soprintendente Emanuela Daffra e coordinata da Anna Patera, dopo un paio di giorni,  arrivano la stampa e la televisione armena, perché il mosaico e il sito sono estremamente cari alla comunità armena, non solo locale ma internazionale. Consegneremo il progetto del restauro a inizio marzo, lavoreremo per tutto il 2026 sul mosaico. Il prossimo anno, a TourismA, mostreremo qualche risultato, oltre che di restauro, anche dei nostri training”.

Aruch, ancora da far conoscere

Il secondo sito su cui lavoriamo è quello di Aruch. Forse è il sito più debole, non dal punto di vista della consistenza del patrimonio culturale materiale, che è assolutamente straordinario, ma perché non è ancora integrato all’interno dei percorsi turistici.
Ci sono molte difficoltà nel creare, attraverso il sito, opportunità di sviluppo socioeconomico per questo villaggio, che è il più piccolo, con circa 1.000 abitanti prima dell’avvio del progetto.
Il sito era già oggetto di studio da parte di Ismeo, sotto la direzione della missione archeologica guidata dal collega Sergio Ferdinandi. Il nostro progetto si è impostato su questa precedente esperienza archeologica, iniziata nel 2022.
Il villaggio si è sostanzialmente collocato sull’area anticamente occupata da quella che possiamo considerare una città, che presenta infrastrutture come la cattedrale e le fortificazioni, tali da farne evidentemente un insediamento centrale per un lunghissimo periodo. Per quanto riguarda il castrum, esiste una fase più antica, probabilmente di V-VI secolo; tuttavia gli studi sono in corso, quindi nei prossimi anni potremmo riscontrare fasi anche antecedenti.
Completa il sito il caravanserraglio, abbastanza simile a quelli che, come Università di Firenze, abbiamo studiato nei primi otto anni della nostra missione archeologica, a conferma dell’importanza dello snodo viario controllato da Aruch sulla Via della Seta.

Dvin, l’importanza delle comunità locali

Come Università ci lavoriamo dal 2021: è uno dei siti più importanti dell’Armenia dal punto di vista storico. È una delle grandi capitali storiche dell’Armenia dal IV secolo, ruolo confermato anche dopo la conquista araba nel VII secolo. Resta capitale dell’Armenia islamica e attraversa un “caleidoscopio” di dinastie che si succedono rapidamente.
Tra XIII e XIV secolo, con l’arrivo dei mongoli e la violenta campagna attuata contro la città, sembra che Dvin subisca un drastico abbandono. Secondo le nostre ricerche più recenti, invece, l’abbandono appare più graduale. La città sembra reagire alle prime distruzioni mongole. Proprio l’anno scorso abbiamo trovato evidenze di costruzioni sopra gli strati di distruzione mongola. Tra IX e X secolo Dvin arriva ad avere tra 100.000 e 150.000 abitanti, risultando più grande di Firenze nel suo picco di espansione demografica medievale: insomma, una grandissima città della Via della Seta.
03.dvin
Le ceramiche
Fondamentale è la produzione di ceramiche medievali, alcune locali, altre importate. Ne vediamo alcune databili tra il IX e il XII secolo, che aprono nuove prospettive nelle nostre conoscenze sul tema. Dvin è un sito che presenta debolezze dovute al fatto che è costruito con materiali deperibili, come i mattoni crudi.
Molte criticità riguardano la conservazione e la successiva trasformazione in vettore turistico, perché il sito non solo è molto fragile, ma anche poco “attraente”. Su questo aspetto ci stiamo misurando. Avvieremo un training per i colleghi dell’Istituto di Archeologia e Restauro sulla mitigazione del degrado delle strutture in mattone crudo. Inoltre, stiamo lavorando alla riabilitazione della casa degli archeologi sovietici.
Il villaggio degli archeologi
Gli archeologi hanno progressivamente sviluppato questa base, i cui edifici più antichi risalgono agli anni Quaranta e sono in mattone crudo, mentre quelli più recenti sono le casette di epoca sovietica. Il sito dispone anche di una biblioteca rara e preziosissima: quando lavoriamo, abbiamo praticamente tutti i confronti direttamente sul posto. La biblioteca ospita testi in moltissime lingue, tutti relativi a problematiche cronologiche. Con i nostri scavi restaureremo la base archeologica, la biblioteca e un deposito che conserva una grande quantità di reperti integri e musealizzabili.
Tra un paio di anni porteremo a TourismA i nostri risultati su Dvin, un luogo in cui le narrazioni degli archeologi possono fondersi con quelle delle comunità locali. Gli operai dei nostri scavi appartengono a famiglie impiegate soprattutto in agricoltura e gli scavi rappresentano per loro un piccolo cespite integrativo del reddito, entrando a far parte della memoria familiare da generazioni.
L’importanza della formazione

 

“Un altro aspetto del nostro progetto riguarda la formazione, sia dei colleghi armeni sia dei nostri studenti. Il Mae e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo ci danno la possibilità di far partecipare molti allievi a ricerche scientificamente rilevanti e di trascorrere periodi in Armenia, con cui l’Università di Firenze intrattiene un rapporto Erasmus. È un piccolo ingranaggio nella grande macchina che mantiene attivo il dialogo internazionale, evitando una visione culturale troppo egocentrica ed egoista.”
Un volano di sviluppo
“Quando ho iniziato a lavorare lì nel 2010, l’Armenia era un luogo remoto e difficile da raggiungere. Oggi ci sono 45 voli diretti alla settimana da Roma, Milano e Napoli. L’inserimento di un sito in un circuito turistico offre alle comunità rurali una concreta opportunità di sviluppo locale e di incremento del reddito familiare, contrastando lo spopolamento giovanile e intellettuale. Per questo lavoriamo sulla percezione del visitatore, sull’unitarietà dei siti, sulla creazione di percorsi turistici e di una cartellonistica accessibile. Il sito archeologico svolge così una funzione transtemporale: è mediazione materiale tra passato e presente e, al tempo stesso, generatore di sistemi turistici e territoriali.”

28 February 2026

 

Cookies

I cookie di questo sito servono al suo corretto funzionamento e non raccolgono alcuna tua informazione personale. Se navighi su di esso accetti la loro presenza.  Maggiori informazioni