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Ad Aruch un progetto strategico per la valorizzazione del patrimonio archeologico

Convegno a Yerevan

Ad Aruch un progetto strategico per la valorizzazione del patrimonio archeologico

JEREVAN - Il sito archeologico di Aruch, tra i più significativi del patrimonio culturale dell’Armenia e situato lungo l’antica via della Seta, è oggi al centro di un articolato progetto di cooperazione internazionale che integra tutela, ricerca scientifica e sviluppo sostenibile. Il 4 marzo scorso, al Museo di Storia dell’Armenia di Jerevan, si è svolto un convegno internazionale dedicato alla valorizzazione del sito, organizzato sotto il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra istituzioni, accademici e specialisti, offrendo una riflessione articolata sul significato storico e archeologico di Aruch e sulle strategie più efficaci per il suo recupero e rilancio nel contesto della cooperazione culturale italo-armena.
I lavori sono stati coordinati da Sergio Ferdinandi, vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente (ISMEO) e coordinatore del progetto per Aruch. In apertura, è stato sottolineato come il sito rappresenti un nodo cruciale per la comprensione delle dinamiche storiche, artistiche e religiose dell’Armenia medievale, oltre che una testimonianza di rilievo lungo i percorsi della via della Seta. Nel corso delle sessioni, gli interventi istituzionali, tra cui quelli dell’Ambasciatore Alessandro Ferranti, del vice ministro Alfred Kocharyan e del direttore del Museo Davit Poghosyan, hanno evidenziato il valore strategico della cooperazione culturale tra Italia e Armenia, sottolineando come il patrimonio archeologico possa costituire un terreno privilegiato di dialogo internazionale e uno strumento concreto di diplomazia culturale.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo del patrimonio come leva di sviluppo sostenibile. Gli interventi di Arsen Bobokhyan, direttore dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia (IAE) dell’Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica d’Armenia (NAS RA) e di Nazeni Gharibyan, direttrice del Dipartimento di Studi Medievali del Matenadaran, hanno posto l’accento sulla necessità di integrare la ricerca archeologica con politiche di valorizzazione capaci di coinvolgere attivamente le comunità locali, evitando una fruizione passiva dei siti e promuovendo invece una partecipazione consapevole.Dal punto di vista scientifico, i contributi di Astghik Babajanyan, co-direttrice degli scavi congiunti tra IAE NAS RA e ISMEO, hanno offerto un aggiornamento sulle più recenti campagne di scavo ad Aruch, evidenziando nuove acquisizioni sulla struttura del complesso e sul suo sviluppo nel tempo. Gli interventi di Giuseppina Cinque e Daniele Sansoni, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ingegneria informatica dell’Università degli studi di Tor Vergata di Roma, hanno invece approfondito aspetti metodologici legati alla documentazione, all’analisi e alla restituzione dei dati archeologici, mentre Antonio Mesisca amministratore della società ArcheoServizi ha illustrato le possibili sinergie tra ricerca e servizi per la valorizzazione, con particolare riferimento alla gestione dei siti e alla costruzione di percorsi di visita accessibili e sostenibili.
Un tema centrale del dibattito è stato quello della “musealizzazione diffusa”, intesa non come semplice creazione di spazi espositivi, ma come processo capace di trasformare l’intero sito archeologico in un luogo leggibile, accessibile e narrativamente coerente. In questa prospettiva, è stato ribadito come la tutela non possa limitarsi alla conservazione materiale, ma debba includere la capacità di rendere comprensibili i contesti storici, valorizzando l’esperienza del visitatore. Le conclusioni, affidate a Harutyun Vanyan, Capo del Dipartimento per la Conservazione dei Monumenti Storici e Culturali presso il Ministero dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport della Repubblica d’Armenia, hanno sintetizzato i principali punti emersi, ribadendo l’importanza di una strategia integrata che unisca conservazione, ricerca e sviluppo territoriale, in linea con le politiche nazionali di tutela del patrimonio.
Il convegno si inserisce nell’ambito del progetto ArcheTourDev , finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. L’iniziativa si colloca nel più ampio dibattito internazionale sul ruolo del patrimonio culturale come fattore strategico per lo sviluppo sostenibile, in particolare nelle aree rurali. Tre eccellenze italiane partecipano al progetto: ISMEO, l’Università degli Studi di Firenze, che ne coordina l’impianto complessivo, e l’Opificio delle Pietre Dure. Le attività si articolano su tre siti di grande rilevanza storica: Aruch, Dvin e Garni, con interventi che integrano ricerca archeologica, restauro e valorizzazione turistica. 
A conferma dell’approccio operativo del progetto, nella giornata successiva al convegno l’Ambasciatore Ferranti ha preso parte alla cerimonia di inaugurazione dei nuovi pannelli informativi turistici del sito di Aruch. L’iniziativa rappresenta un passaggio concreto verso una maggiore accessibilità e una migliore fruizione di questo luogo fondamentale per la cultura armena. Il progetto mira infatti a rafforzare la consapevolezza del valore storico-artistico di Aruch, Dvin e Garni e a contribuire allo sviluppo di un’offerta turistica strutturata. L’obiettivo finale è generare impatti positivi e duraturi sulle comunità locali, trasformando il patrimonio culturale in una leva di crescita socio-economica e in un ponte tra memoria storica e contemporaneità.

30 March 2026

 

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