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Ferdinandi: Molto è stato fatto, ma resta ancora tanto da scoprire

Intervista a Sergio Ferdinandi, vicepresidente ISMEO e coautore del volume Aruch. Rediscovering a Medieval Armenian Capital. Archaeological Campaigns 2022-2025

 

 

Professor Ferdinandi, questo suo volume rappresenta un punto di svolta rispetto alle tradizionali pubblicazioni archeologiche?

 

Tradizionalmente i volumi dedicati all'archeologia raccontano soprattutto la ricerca scientifica: gli scavi, i reperti, le ceramiche, le stratigrafie. Questo libro vuole tentare di unire due dimensioni. Da una parte c'è il racconto della ricerca archeologica vera e propria e delle campagne di scavo che abbiamo condotto ad Aruch dal 2022; dall'altra c'è una riflessione sul futuro del sito, sulle attività di conservazione, restauro e valorizzazione che stiamo portando avanti e sulle prospettive di sviluppo dell'intera area archeologica. In questo senso il volume vuole essere non soltanto una testimonianza scientifica, ma anche uno strumento per disegnare il futuro e la valorizzazione di questo straordinario patrimonio. Ciò soprattutto a partire dal 2024 con l’avvio del progetto AICS, ArcheTourDev in cui, sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia a Yerevan, come ISMEO stiamo lavorando in perfetta armonia con l’Università di Firenze, dipartimento Sagas e l’Opificio delle pietre dure di Firenze. Si tratta di interventi di restauro e valorizzazione su tre siti di primaria importanza per la storia armena, ovvero, Aruch, Dvin e Garni. Approfitto dell’occasione per ringraziare i colleghi e amici Alfonso di Riso e Alessandro Ferranti, ambasciatori d’Italia in Armenia rispettivamente negli anni 2021-2024 e dal 2024 ad oggi, che molto hanno fatto e stanno facendo per supportare le missioni archeologiche italiane in Armenia e rafforzare ulteriormente il dialogo culturale, scientifico ed economico tra i due Paesi.

 

Foto panoramica di Aruch.

Come nasce il volume?

Il libro nasce dalle campagne di ricerca e di scavo svolte tra il 2022 e il 2025. È il risultato di un lavoro collettivo che ha coinvolto archeologi, restauratori, architetti, ingegneri e studiosi provenienti da diverse istituzioni. Il volume ha l’onore di ospitare anche prestigiose introduzioni a partire da quelle del Ministro dell’Educazione, Scienza, Cultura e Sport della repubblica di Armenia Zhanna Andreasyan e dell’Ambasciatore italiano in Armenia Alessandro Ferranti.

 

Il volume è strutturato in più sezioni. Come si articola?

Il libro si divide sostanzialmente in due grandi parti. La prima è dedicata alle campagne di scavo e alle scoperte effettuate ad Aruch. I sondaggi e le indagini archeologiche hanno confermato l'importanza eccezionale del sito, che divenne capitale dell'Armenia in un momento cruciale della sua storia. Dopo la conquista araba di Dvin nel 641 d.C., infatti, la nobiltà armena scelse Aruch come nuova sede del potere. Qui vennero riproposti molti degli elementi simbolici e architettonici presenti a Dvin: la grande basilica, il complesso ecclesiastico, il palazzo principesco e numerose altre strutture religiose e civili. Il sito comprende inoltre una cappella, un cimitero medievale e, a circa duecento metri di distanza, una grande fortezza che rappresenta uno degli esempi più significativi di questo tipo di architettura in Armenia. La seconda parte del volume è invece dedicata agli interventi di documentazione, conservazione e valorizzazione, ivi inclusi i primi studi di progettazione dei restauri, in particolare della fortezza medievale.

 

Quali istituzioni hanno contribuito a questo lavoro?

Il progetto è fortemente interdisciplinare. Oltre a ISMEO e IAE NAS RA, hanno partecipato colleghi dell'Opificio delle Pietre Dure, che hanno fornito contributi specialistici sul restauro, l'Università di Roma Tor Vergata, dipartimento di Ingegneria con cui ISMEO ha sottoscritto uno specifico accordo di collaborazione. Nella fattispecie i colleghi di Tor Vergata hanno collaborato attraverso attività di rilievo e analisi ingegneristica. Nel corso della campagna del 2025 sono state infatti effettuate rilevazioni molto dettagliate mediante strumentazioni avanzate, sia sulla fortezza sia sulle altre strutture del complesso monumentale. Tutti questi dati costituiscono la base per i futuri interventi di conservazione e valorizzazione. Al volume hanno contribuito inoltre i colleghi dell’Università di Firenze, dipartimento Sagas, che porta avanti con noi il progetto ArcheTourDev. Credo sia infine doveroso citare il fondamentale contributo fornito in questi anni da soggetti privati a sostegno della missione archeologica tra cui mi limiterò a citare PosteItaliane, Canon, Archeoservizi e Italian Digital Revolution.

 

Negli ultimi anni sembra essere cresciuta molto l'attenzione verso Aruch. È così?

Sì molto e per fortuna. È sotto gli occhi di tutti come il lavoro svolto in questi anni abbia contribuito ad accrescere la consapevolezza dell'importanza del sito. Un segnale molto significativo è il fatto che negli ultimi anni il Primo Ministro armeno e numerosi membri del governo hanno partecipato alle celebrazioni natalizie armene all'interno della grande basilica di Aruch o ancora, recentemente il Ministro della cultura ha scelto proprio Aruch, quale luogo simbolico per la consegna di premi dell’Unione europea. Si tratta di scelte che dimostrano come questo luogo sia tornato ad avere un ruolo importante nell'immaginario e nell'identità del Paese. Contestualmente Sono stati inoltre avviati alcuni interventi di protezione e miglioramento dell'area, segno di una crescente attenzione da parte delle autorità locali. Anche la viabilità è stata migliorata rendendo più agevole e comprensibile la visita del sito, grazie anche alla realizzazione di appositi pannelli. Negli scorsi mesi il governo ha deciso di restituire una copertura all’imponente cupola della basilica di San Grigor da secoli collassata e sta lavorando per un pieno riallestimento dell’interno con pavimentazione, impianti elettrici e infissi.

 

Le celebrazioni del Natale all'interno della basilica di San Grigor.

 

L'esterno della Basilica di San Grigor.

 

Il coinvolgimento italiano ha contribuito a questa riscoperta?

Direi che ne è stata volano; basti dire che nel 2021, venendo per la prima volta e conoscendo il sito solo da fonti documentali, ho avuto difficoltà a trovarlo perché poco noto anche ai locali. Quando un progetto internazionale investe risorse, competenze e attenzione su un sito, inevitabilmente contribuisce anche a farne emergere il valore agli occhi della comunità locale e delle istituzioni. Vedere oggi Aruch diventare un luogo simbolico, frequentato e riconosciuto, è motivo di grande soddisfazione. Significa che il lavoro svolto non è rimasto confinato all'ambito scientifico, ma ha prodotto un impatto reale sul territorio. Un cambiamento positivo ancora in atto con molti obiettivi da raggiungere, d’intesa ovviamente con le autorità locali e l’accogliente popolazione che sul luogo insiste.

 

Aruch dall'alto

 

Come è nato il suo interesse per Aruch?

Quando, grazie ai colleghi dello IAE NAS RA mi è stata data la possibilità di scegliere un progetto da seguire, ho scelto Aruch senza esitazioni. La prima volta che visitai il sito rimasi colpito dalla sua straordinaria unicità. Ci troviamo lungo uno degli assi viari più importanti che collegavano l'Occidente all'Oriente, una delle direttrici storiche della Via della Seta. L'intero complesso monumentale richiama, per molti aspetti, la grande capitale di Dvin, ma presenta un vantaggio fondamentale: lo stato di conservazione è decisamente migliore. La grande cattedrale di San Grigor uno dei maggiori impianti cultuali a pianta basilicale, il castello e numerose altre strutture realizzate in pietra sono ancora leggibili e consentono di comprendere in modo eccezionale l'organizzazione della città.

 

Oggi il sito convive con il villaggio moderno…

È una straordinaria opportunità. Aruch è un grande parco archeologico che convive con un villaggio agricolo ancora abitato. Nelle case e nelle fattorie si trovano spesso frammenti architettonici e materiali antichi reimpiegati nel corso dei secoli. Inoltre, la comunità ci è molto vicina nelle iniziative che intraprendiamo. Questo rende il rapporto tra patrimonio e comunità particolarmente interessante e fecondo. L’obiettivo, che dovrebbe essere comune a chi fa questo lavoro, non deve infatti limitarsi alla mera ricerca scientifica ma operare per la valorizzazione del sito sul quale si lavora al fine creare prospettive di sviluppo economico e culturale per il territorio e opportunità per i giovani.

 

C'è ancora molto da scoprire?

Moltissimo, stiamo parlando di un’area in cui potrebbe sorgere potenzialmente un parco archeologico, probabilmente un unicum nella regione caucasica. Abbiamo individuato numerose aree che meritano in via prioritaria ulteriori indagini. Alcune zone della fortezza, ad esempio, richiedono ancora interventi preliminari e la risoluzione di alcune questioni burocratiche legate a edifici moderni sorti all'interno o nelle immediate vicinanze dell'area archeologica. Sappiamo che il potenziale del sito è enorme e che molte informazioni sulla sua storia devono ancora emergere.

 

Quanto durerà ancora la missione archeologica?

È difficile fare previsioni precise. Quest’anno abbiamo realizzato la quinta campagna di scavo lavorando in aree tutto sommato circoscritte. La durata del progetto dipende naturalmente dalla disponibilità dei finanziamenti e dai tempi necessari per la progettazione e la realizzazione degli interventi di conservazione e valorizzazione. Quello che posso dire è che esiste una forte collaborazione tra le istituzioni armene e italiane e un ottimo rapporto con la popolazione locale. Negli ultimi anni sono stati compiuti importanti passi avanti: la viabilità è migliorata, sono stati installati pannelli informativi e il monumento simbolo dell’area archeologica, la Basilica di San Grigor è sempre più conosciuta e visitata. Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare.

 

Dove è possibile reperire il volume Aruch. Rediscovering a Medieval Armenian Capital?

Il volume è disponibile sul sito ufficiale di ISMEO: https://www.ismeo.eu

Per informazioni sulla attività della Archaeological Mission of Aruch and the “Incastellamento” of the Silk Road, è invece consultabile il sito: https://silkroad.missionearcheologica.it

Ultimo aggiornamento

05.07.2026

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